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Il Teatro Sociale è nato nell’anno in cui sono nati Giuseppe Verdi e Richard Wagner (1813). Già nel 1807 vi erano trattative per l’acquisizione dell’area del Castello della Torre Rotonda denominata ‘luogo delle rovine’, da usare per la costruzione del Nuovo Grande Teatro di Como. Promotore dell’iniziativa il conte Giampietro Porro, presidente della commissione e podestà di Como. Il castello fu costruito dai Rusca all’incirca attorno alla seconda metà del 1200, e dopo vari adattamenti e manomissioni, cinque secoli dopo finì in rovina e in abbandono. La cessione di ogni diritto sull’area del castello venne firmata nella riunione del consiglio comunale del 31 gennaio 1809, presieduta da Alessandro Volta. I muri perimetrali del castello si possono osservare ancora oggi, e limitano il teatro e l’area dell’arena del teatro stesso. Nel 1811 cominciarono i lavori di costruzione del teatro ed il progetto fu affidato all’architetto Giuseppe Cusi. La sera del 28 agosto 1813 si alzò per la prima volta il sipario del Teatro Sociale di Como: in scena Adriano in Siria di Antonio Fonseca Portugal e I Pretendenti delusi di Giuseppe Mosca. Molti furono gli interventi successivi e i restauri: 1838 intervento di manutenzione straordinaria, 1855 ampliamento, 1864 gas, 1899 luce elettrica. Nel 1855, ad opera dell’architetto Leopoldo Rospini, vi fu l’ampliamento del teatro con l’aggiunta di 38 palchi: 12 grazie all’ampliamento della platea, gli altri, ricavati nel quarto ordine già esistente. Per la costruzione del quinto ordine, il loggione, fu necessario sopraelevare il fabbricato sacrificando la volta originale del 1813, attribuita ad Alessandro Fiori, che rappresentava l’incoronazione di Vittorio Alfieri, poeta astigiano, e intorno a lui Baccanti, candelabri e festoni.

RESTAURI

L’attuale dipinto della volta del soffitto, che rappresenta le muse che scendono dall’Olimpo ad incoronare gli artisti, è opera di Eleuterio Pagliano su progetto di Gaetano Spelluzzi, eseguito durante i restauri del 1855. Dopo il restauro in teatro si potevano ospitare sino a 2000 persone (posti in piedi in platea e ingressi in piedi nel loggione). Nel 1864 l’illuminazione a gas sostituì completamente l’illuminazione a candela. Anche il lampadario centrale fu cambiato con una elegante lumiera donata dal Comune. Nel 1899, in occasione del centenario dell’invenzione della pila di Alessandro Volta, il teatro fu dotato della luce elettrica. Nel 1909 furono poi aboliti i palchi di quarto ordine a beneficio di un’unica galleria, per assecondare la crescente richiesta del pubblico comune. La sala ha attualmente la forma di cassa di violoncello e le murate hanno una struttura in legno con 5 ordini di posti di cui: 3 ordini per i 72 palchi di proprietà privata, oltre al palco reale, e 2 ordini per le gallerie (IV e V ordine). Il teatro possiede un sipario storico di Alessandro Sanquirico, grande scenografo e pittore della prima metà del 1800, che rappresenta la morte di Plinio il Vecchio durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Nel 1938, l’Arena del Teatro Sociale veniva trasformata in teatro stabile all’aperto, con una struttura progettata dall’Ing. Ponci, capace di contenere fino a 4000 persone. Oggi il palcoscenico e le strutture sono in un desolante stato di abbandono e la platea ridotta ad avvilente posteggio per automobili. Nel 1984, per l’adeguamento alle norme di sicurezza, il teatro fu chiuso per restauri, ma la tenacia della Società dei Palchettisti, che si fece interamente carico degli oneri economici, riconsegnò alla città il suo Teatro, che riaprì il 23 ottobre 1988. I lavori di restauro proseguirono col rifacimento del tetto e il ripristino e la tinteggiatura dell’intero edificio, oggi, riportato al suo stato originario. Con un accordo di programma sottoscritto nel 2005 da Società dei Palchettisti, AsLiCo, Regione Lombardia, Comune e Provincia di Como, il Teatro è stato nuovamente sottoposto ad accurati lavori di restauro, che hanno interessato gli stucchi, la volta, il palcoscenico e, di recente, la sostituzione completa delle poltrone della platea. Nel 2013 è stato abbattuta la torre scenica degli anni ’30, ormai in totale stato di abbandono, e recuperata la facciata posteriore del Teatro, opera dell’architetto  Cusi. L’Arena del Teatro Sociale, utilizzata per spettacoli all’aperto fino agli anni ’60 (quando è poi diventata un parcheggio) è stata restituita alla città nel giugno 2013 con i 200.Com Carmina Burana, ambizioso progetto dell’AsLiCo.

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    , le iscrizioni sono aperte e la scadenza per l’invio delle foto è il 30 settembre 2017. Le informazioni, il regolamento e le modalità di caricamento online delle foto sono disponibili sul sito  fotografareilparco.it .

    Continua ad aggravarsi il bilancio delle vittime in Texas per il passaggio l’uragano Harvey: i morti sono 47, secondo la Cnn. Intanto l’allarme degli esperti riguarda anche la  Palladium Pampa Hi VL H, Sneaker Basse Uomo Noir 466 Black/Black
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    Normalmente, sia la zona sismica che quella non sismica sono in una  situazione di stabilità, sebbene la zona sismica sia caratterizzata da faglie lungo le quali possono verificarsi degli scorrimenti lenti senza terremoti oppure possa essere sede di piccoli terremoti premonitori della grande scossa. Si può immaginare la prima situazione di stabilità  come quella di una pallina in cima ad una montagna  e la seconda come una pallina in fondo a una valle. A un certo punto, in maniera al momento imprevedibile, passa un  uccellino  e sposta la pallina. E’ chiaro che se la pallina si trovava in cima alla montagna (zona sismica) cade giù (terremoto) mentre se la pallina si trovava in fondo alla valle (zona non sismica), lì rimane. Dunque  è necessario capire dove sia la zona sismica: ovvero una zona di instabilità  potenziale a causa di piccole perturbazioni (uccellino).

    Eppure, nonostante tutto questo,  come ha scritto Massimo Bordin , “si continua a ricordare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino osservando la realtà del nostro paese come ancora attanagliata dalla presenza pervasiva di cosa nostra che i due eroici magistrati hanno combattuto con efficacia a prezzo della loro vita”, con l’effetto ingiusto di “non rendere certo loro quello che meritano”.

    Ci sono voluti più di quarant’anni per costringere la mafia delle raffinerie d’eroina, della  Custom struttura del muro di mattoni Womens Canvas shoes I lacci delle scarpe scarpe scarpe da ginnastica Alto tetto
    , degli appalti e degli omicidi quotidiani, ad abbassare la cresta. Quarant’anni di arresti, inchieste, battaglie e vittime, per costringere i boss ad arretrare. Forse, dopo quarant’anni, è arrivato il momento di ammettere che la mafia che girava con automobili di lusso e comprava ville, oggi, come Dainotti, si muove e muore in bicicletta. E dai boss in doppiopetto siamo agli annacati , gente che compie il massimo del movimento con il minimo risultato, gente che ondeggia, che si  annaca  come in una danza: macabra, ma inefficace, per fortuna.